Margherita d'Ungheria

“Le miroir des âmes simples” è un’opera scritta da Margherita Porete intorno al 1290. Nel 1310 Margherita, accusata di eresia, è stata arsa viva. Da quel momento in poi l’opera è circolata adespota. Solo nel 1946, con gli studi di Romana Guarnieri, il manoscritto è stato riattribuito a Margherita Porete. Tra i diversi manoscritti a noi pervenuti, quelli conservati a Budapest (Országos Széchényi Könyvtár), Napoli (Biblioteca Nazionale) e Vienna (Österreichische Nationalbibliothek) presentano una particolarità. Questi codici sono infatti attribuiti ad una diversa autrice: la Beata Margherita d’Ungheria (1242-1270).

Santa Margherita d’Ungheria, figlia del re Béla IV, è stata una delle più grandi mistiche medievali del Trecento, conosciuta in tutta Europa. L’opera è stata riconosciuta alla Santa ungherese per diverse ragioni. Innanzitutto, perché era necessario proteggere il manoscritto dalla persecuzione degli Inquisitori. In Italia, è stato Giovanni da Capestrano l’Inquisitore addetto alla condanna dello Specchio. Per questo motivo, i sostenitori della beghina belga hanno manomesso il codice, attribuendolo a Margherita d’Ungheria. La scelta è ricaduta su di lei poiché era un personaggio incontestabile del tempo. Inoltre, la coincidenza del nome Margherita è stato un vantaggio perché ha originato una spontanea mescolanza delle loro identità.

Il titolo sulla copertina del manoscritto conservato a Budapest è stato modificato in “Libro della Beata Margherita”. Probabilmente, quest’alterazione è servita per tenere nascosto il titolo originale, conosciuto dagli Inquisitori. Anche il primo capitolo del Miroir ha avvalorato l’identificazione di Margherita Porete con la Beata d’Ungheria. Esso narra di una fanciulla, “figiuola d’uno re”, proveniente da un paese straniero. Il passo recita così: “Il fut ung temps une damoyselle, fille de roy, de grant cueur et de noblesse et aussi de noble courage; et demouroit en astrange pais” (M. Porete, “Lo Specchio delle anime semplici”, Edizioni San Paolo, 1994, pp. 130). La descrizione di questo personaggio coincide con le poche informazioni che si conoscevano di Margherita d’Ungheria. Il manoscritto era destinato anche alle comunità femminili religiose dell’epoca: beghine e gesuate. Queste lettrici erano devote alle regole della Chiesa. Per questo motivo, non avrebbero letto un libro scritto da un’eretica. L’attribuzione di quest’opera ad una Santa, quindi, ne ha permesso una maggiore circolazione.